venerdì 20 gennaio 2012

Amore, nome moderno dei diritti umani


Il 22 gennaio 2007 moriva a 95 anni Henri Antoine Grouès, conosciuto come l'abbé Pierre.   Sacerdote cattolico francese, partigiano, uomo politico e fondatore nel 1949 del movimento internazionale Emmaus un'organizzazione per la condivisione e il riscatto sociale dei poveri, dei rifugiati.

Propongo da MissiOnLine.org una riflessione inedita dell'abbè Pierre tratta da una pubblicazione di Emmaus International

                                     «Amore, nome moderno dei diritti umani»
                                                           di Abbé Pierre
Quale «parola» è più spesso evocata, nei nostri temi -che si ama molto nominare (ma per dire cosa? «moderni», sebbene non vi sia niente di più futile e vano che le «mode» - insomma, quale termine viene più spesso richiamato della parola «diritto», e più ancora «diritti dell’uomo»?

E senza dubbio chiunque, se è sincero, quando ne parla e lotta per il rispetto di questi «diritti», percepisce che egli sta evocando un valore che ha un carattere molto raro, tanto che definiamo «assoluto».

Ma chiunque lotta (fino a arrivare a rischiare di soffrire la persecuzione per questo motivo) per il rispetto di questo valore assoluto, non percepisce molto in fretta che il vero problema non è definire, numerare, migliorare l’elenco e la dichiarazione di questi «diritti», bensì trovare e riuscire a fare in modo che questi diritti prendano poggino veramente su qualcosa per cui vi sia la reale possibilità che essi vengano rispettati?

Tutti i nostri sforzi non possono ottenere altro se non – vedi la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, redatta da una commissione di cui facevo parte – la vaga allusione alla «comunità» di cui il servizio può rendere «possibile» il «libero e pieno sviluppo della personalità» di ciascuno.

Come stupirsi che, non osando parlare dell’amore, gli uomini non vedano i loro «diritti» restare frasi campate in aria, portate dal vento qui e là?

In realtà non ci sarà mai vero rispetto di nessuna Dichiarazione dei diritti dell’uomo fino a che, in qualche maniera, non sia riconosciuto, insegnato, messo in risalto il «perché l’uomo c’è», ovvero la sua finalità, posta sulle sue spalle (e in questo egli è unico, totalmente, tra tutti gli esseri che possiamo vedere), qualcosa che viene caricato su di lui per il fatto che egli possiede la libertà, ovvero la libera responsabilità d’essere capace e idoneo a usare questa corta durata che gli viene offerta nel tempo per imparare a Amare per sempre al di là del tempo.

L’Amore significa: «Quando tu soffri, tu, l’altro, chiunque tu sia, dove tu sia, io soffro e tutte le mie energie si sollevano per guarirci insieme del tuo male diventato il mio, per mettere la mia gioia nella tua e la tua nella mia».

Non esiste una sorgente di pace, ovvero di salvaguardia dei «diritti», se non qui. E qui, ne sono certo, si trova l’Incontro con l’Infinito della Tenerezza divina, verso la quale il cuore dell’uomo ha una fame e sete fortissima.

(a cura di Lorenzo Fazzini)



                                          

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