«O cieli»
O cieli, ditemi, perché?
Qual è la ragione di tutto ciò, di tanta offesa sulla terra?
(…)
Che cosa può significare un grande ebreo dei tempi antichi
a paragone di un piccolo ebreo dei nostri giorni?
In Polonia, in Lituania, in Volinia, in ogni diaspora,
in ogni ebreo grida un Geremia,
si lamenta un Giobbe in preda a sofferenze atroci.
Io invoco la terra intera e tutti i profeti
e li scongiuro:
Alzate la testa verso il cielo e sputateGli in faccia.
O cieli, voi non avete un Dio dentro di voi...
Aprite le porte o cieli, spalancatele!
Tutto un popolo crocefisso sale lassù,
e ciascuno dei bambini massacrati
può prendere il posto di un Dio...
O cieli, ditemi, perché?
Qual è la ragione di tutto ciò, di tanta offesa sulla terra?
(…)
Che cosa può significare un grande ebreo dei tempi antichi
a paragone di un piccolo ebreo dei nostri giorni?
In Polonia, in Lituania, in Volinia, in ogni diaspora,
in ogni ebreo grida un Geremia,
si lamenta un Giobbe in preda a sofferenze atroci.
Io invoco la terra intera e tutti i profeti
e li scongiuro:
Alzate la testa verso il cielo e sputateGli in faccia.
O cieli, voi non avete un Dio dentro di voi...
Aprite le porte o cieli, spalancatele!
Tutto un popolo crocefisso sale lassù,
e ciascuno dei bambini massacrati
può prendere il posto di un Dio...
Era questo un passo amato da Primo Levi, un brano tratto da "Canto del popolo ebraico massacrato", composto da Jizchaq Katzenelson tra il ghetto di Varsavia e il campo di sterminio (i fogli furono trovati in una bottiglia, sepolti nel lager, alla liberazione).
Ancora si sussurra nella preghiera, nel più profondo silenzio "O cieli, ditemi, perché?", ancora si urla nel cuore del mondo o nelle periferie abbandonate "O cieli, ditemi, perché?".
Fare Memoria per me è anche tenere desta questa domanda: "O cieli, ditemi, perché?".
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